Naturanda® · Bartoli spa · Lucca
Naturanda® è una linea di prodotti che si basa sulle seguenti certificazioni.
Le altre certificazioni della cartiera
Queste due certificazioni appartengono ad altre linee di prodotto della cartiera e non ai piatti in polpa di cellulosa: le riportiamo per completezza, con il loro perimetro dichiarato.
Le certificazioni si riferiscono alla linea di piatti e stoviglie in polpa di cellulosa termoformata prodotti a Carraia di Lucca, e non all'intero catalogo. Qui sotto, una per una: che cosa attestano, chi le rilascia e che cosa non dicono.
Claim 1 — Materia prima
I nostri piatti nascono da polpa di cellulosa vergine, non da carta da macero: è la scelta obbligata per un materiale che tocca il cibo. La fibra è un mix di fibra corta e fibra lunga sbiancata senza cloro elementare (ECF), acquistata da fornitori europei qualificati e tracciata lotto per lotto.
Gli articoli sono coperti dall'uno o dall'altro schema. I marchi sono utilizzati sotto licenza; la loro validità è verificabile nei registri pubblici FSC® e PEFC.
Che cosa certificano davvero FSC® e PEFC. Sono due schemi indipendenti, entrambi con verifica di parte terza accreditata. Certificano due cose distinte: la gestione forestale — che il bosco d'origine sia gestito con criteri ambientali, sociali ed economici verificati e con tagli non superiori alla ricrescita — e la catena di custodia (Chain of Custody), cioè che la fibra certificata resti tracciata e separata da quella non certificata lungo tutti i passaggi fino a noi.
Che cosa non certificano. Non dicono nulla sull'impronta di carbonio del piatto finito, sul suo fine vita né sui consumi del nostro stabilimento. Per questo non trasformiamo il logo forestale in un claim ambientale sul prodotto intero: riguarda la fibra, e lo scriviamo così.
I codici licenza (FSC® C109191, PEFC/18-31-1248) sono verificabili nei registri pubblici dei rispettivi schemi.
Il contesto europeo
Non è una tesi di settore: è la direzione scritta nei documenti della Commissione europea. E spiega perché un piatto fatto di fibra di cellulosa non è un ripiego, ma il materiale che l'UE ha scelto di mettere al centro.
Il 27 novembre 2025 la Commissione ha presentato la nuova Strategia UE per la bioeconomia, che affida ai materiali di origine biologica il compito di sostituire quelli fossili e colloca fra i propri pilastri la creazione di mercati guida per i prodotti biobased e l'uso responsabile e circolare della biomassa. Parliamo di un settore che nell'UE vale circa 2,7 trilioni di euro e occupa oltre 17 milioni di persone.
In questo quadro la fibra di cellulosa ha una posizione che nessun altro materiale biobased può rivendicare: è rinnovabile, proviene da una filiera che l'Unione regola in modo stringente — regolamento deforestazione e strategia forestale — e ha già, in tutta Europa, un sistema industriale di raccolta e riciclo maturo e capillare. È la ragione per cui il regolamento imballaggi assegna a carta e cartone l'obiettivo di riciclo più alto fra tutti i materiali.
Obiettivi di riciclo degli imballaggi al 2030 — Reg. (UE) 2025/40
Percentuale in peso di rifiuti di imballaggio da riciclare entro il 31 dicembre 2030, per materiale, fissata dal regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Carta e cartone sono anche la frazione più grande dei rifiuti di imballaggio generati nell'UE.
Un piatto in polpa di cellulosa sta esattamente in questo punto: è un prodotto biobased che prende il posto di un monouso in plastica, è fatto con fibra europea tracciata e, a fine vita, rientra nel ciclo cartario — cioè nella filiera che l'Europa ha deciso di rafforzare.
Uso a cascata: perché la fibra vergine non è uno spreco. Il principio che l'UE applica alla biomassa è usarla prima nell'impiego di valore più alto e riciclarla il maggior numero di volte possibile. La fibra di cellulosa si presta a questa cascata meglio di quasi ogni altro materiale, ma a ogni ciclo di riciclo si accorcia: il sistema cartario europeo ha quindi bisogno di un apporto costante di fibra vergine responsabile per continuare a funzionare.
E per il contatto alimentare non c'è alternativa. Un piatto che tocca il cibo deve partire da fibra vergine controllata. La nostra scelta è quindi duplice: fibra vergine, ma certificata all'origine e di provenienza europea — e un prodotto costruito per rientrare nel ciclo, non per uscirne.
Claim 2 — Fine vita
Un piatto in polpa di cellulosa può essere riciclato come carta oppure compostato in impianto industriale. Non sono due etichette messe insieme per fare volume: sono due certificazioni distinte, rilasciate da due enti diversi, che valgono in due situazioni diverse.
Valutato con il metodo Aticelca® MC 501, lo standard italiano che simula in laboratorio il processo industriale di riciclo cartario e misura quanto materiale va perso. Il nostro risultato è di livello A/A+: la fascia alta della scala.
Aticelca® 501 · registrazione 11117-0004
Certificazione TÜV Austria OK compost INDUSTRIAL, basata sulla norma EN 13432: disintegrazione e biodegradazione verificate nelle condizioni di un impianto industriale di compostaggio, con controllo su metalli pesanti e qualità del compost.
TÜV Austria · numero di certificato S0846
Scarto di processo misurato in laboratorio secondo il metodo Aticelca® MC 501. A+ sotto l'1,5%, A sotto il 10%, B sotto il 20%, C fino al 40%; oltre, il materiale non è riciclabile con la carta in modo tecnicamente ed economicamente efficiente. La classe finale è determinata dal parametro peggiore fra scarto grossolano, fiocchi, particelle adesive, adesività e disomogeneità ottica.
«Industriale» non è un dettaglio burocratico. OK compost INDUSTRIAL verifica che il prodotto si disintegri e biodegradi nelle condizioni di un impianto di compostaggio industriale: temperature elevate e costanti, umidità e rivoltamenti controllati, tempi definiti. La compostiera del giardino non riproduce quelle condizioni. Esiste una certificazione separata per quello — OK compost HOME — e noi non la vantiamo, perché non l'abbiamo per questa linea.
Perché non promettiamo entrambe le cose insieme. Riciclabilità e compostabilità sono due destini alternativi dello stesso oggetto, non due bonus cumulabili: quale dei due si realizzi dipende da come il piatto viene usato e da dove vivi. Il decreto chiede esattamente questo — che il consumatore capisca in quali condizioni un beneficio ambientale si verifica davvero.
Claim 3 — Il sistema di gestione
È la certificazione che viene citata più spesso e capita meno. Non è un'etichetta ecologica di prodotto: è la verifica, da parte di un ente accreditato, che l'azienda abbia un sistema di gestione ambientale funzionante — e che lo usi davvero.
Bartoli spa, la cartiera di Lucca di cui Naturanda® è la divisione B2C, opera dal 1894 ed è oggi alla quinta generazione familiare. Il suo stabilimento è certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001:2015, lo standard internazionale per i sistemi di gestione ambientale.
Il ciclo di miglioramento continuo
Che cosa ISO 14001 non dice. Non attesta che il piatto abbia un impatto ambientale basso, non misura la sua impronta di carbonio e non lo mette a confronto con prodotti concorrenti. Certifica che esiste — e viene applicato — un metodo per tenere sotto controllo gli effetti ambientali della produzione.
Perché la teniamo separata dagli altri claim. Estendere al prodotto un beneficio che riguarda l'organizzazione è esattamente il tipo di scorciatoia che il D.Lgs. 30/2026 considera ingannevole. Per questo, nella tabella qui sotto, l'ambito della ISO 14001 è dichiarato per quello che è: il sito produttivo di Lucca, non il singolo piatto.
Le prove
Questa tabella è la pagina in forma breve: a sinistra ciò che diciamo, a destra chi lo ha controllato e su cosa. E soprattutto tiene separate due cose che spesso vengono confuse: ciò che è certificato da un ente terzo indipendente, con un numero verificabile, e ciò che è una nostra dichiarazione di conformità, sostenuta da documenti e analisi ma non da un marchio di certificazione.
| Ciò che diciamo | Evidenza | Chi verifica | A cosa si riferisce |
|---|---|---|---|
| Certificato da un ente terzo indipendenteMarchi di sostenibilità rilasciati da organismi accreditati al termine di audit o prove di laboratorio, con numero di licenza o di certificato verificabile. | |||
| Fibra da foreste gestite responsabilmente | FSC® C109191 o PEFC/18-31-1248 | Organismi di certificazione accreditati FSC® / PEFC | La materia prima e la catena di custodia |
| Riciclabile nella raccolta della carta | Aticelca® 501 livello A/A+ · 11117-0004 | Laboratorio di prova secondo il metodo Aticelca MC 501 | Il piatto finito, pulito da residui |
| Compostabile in impianto industriale | OK compost INDUSTRIAL S0846 · EN 13432 | TÜV Austria | Il piatto finito, in compostaggio industriale |
| Gestione ambientale dello stabilimento | ISO 14001:2015 | Ente di certificazione accreditato | Il sito produttivo di Lucca, non il singolo piatto |
| Marchio ecologico Blue Angel | Blauer Engel DE-UZ 14a | RAL gGmbH, per conto della giuria ambientale tedesca | Il cartone RePROJECT® di Bartoli spa, non i piatti in polpa |
| Contenuto di materiale riciclato | GRS — Global Recycled Standard Intertek 221716 · ≥ 20% | Intertek, organismo di certificazione accreditato per lo standard di Textile Exchange | Le linee BCC, BCR, BCT, BTO e Krafton® di Bartoli spa, non i piatti in polpa |
| Dichiarato da noi, su base documentaleConformità che attestiamo sotto la nostra responsabilità, con documenti, analisi e tracciabilità disponibili su richiesta. Non sono marchi di certificazione e non li presentiamo come tali. | |||
| Idoneo al contatto con gli alimenti | Reg. CE 1935/2004 Reg. CE 2023/2006 DM 21.03.1973 | Dichiarazione di conformità Naturanda®, con autocontrollo SACQ ispirato a HACCP / BRC / IFS e prove di laboratorio | Materiali e buone pratiche di fabbricazione |
| Nessun PFAS aggiunto | Reg. (UE) 2025/40 (PPWR) | Dichiarazione Naturanda® su base documentale e controlli sulle materie prime | Requisito di legge, non un merito ambientale |
| Dovuta diligenza sull'origine della fibra | Reg. (UE) 2023/1115 (EUDR) applicabile dal 30.12.2026 | Sistema di dovuta diligenza Naturanda® sui fornitori europei | L'approvvigionamento della fibra. Obbligo di legge, non un merito ambientale |
| Prodotto in Italia | Stabilimento di Carraia, Lucca | Tracciabilità interna di lotto | Termoformatura, confezionamento e controllo qualità |
Domande frequenti